Settimana 8: DESTINO

By 30-60-90

LAYLA:
Ho sempre fatto fatica ad accettare l’idea che il destino sia qualcosa di già scritto, inciso nella pietra. Per questo il modo in cui Whyte ne parla mi ha colpita.  
Non possiamo controllare gran parte di ciò che ci accade: il momento in cui le cose avvengono, le scelte degli altri, le svolte imprevedibili della vita. Ma possiamo scegliere come rispondere. Possiamo decidere quanto restare aperte, quanto di noi offrire, se irrigidirci o ammorbidirci davanti a ciò che ci viene incontro.
È molto più incoraggiante pensare di avere un ruolo nel plasmare la nostra vita. Altrimenti, che senso avrebbe decidere? Perché affrontare il peso delle scelte, o impegnarci a crescere, se tutto fosse già stabilito?
Certo, ci sono eventi che sfuggono a ogni logica — momenti così improvvisi o assurdi da farci chiedere se fossero destino o semplice sfortuna. Molte di noi hanno vissuto dei “quasi”, situazioni che sarebbero potute andare in tutt’altra direzione. Io li vedo come il frutto del caso, non del destino: è la vita che ci ricorda quanto sia fragile e imprevedibile.
Eppure, se attribuisco al caso ciò che fa male, forse dovrei fare lo stesso anche con ciò che è bello. Anche se è molto più facile chiamare destino ciò che ci illumina, e caso ciò che ci ferisce ..

PATRIZIA:
Leggendo questo brano ho rivisitato l’importante distinzione tra Caso e Destino.
Il primo determina gli accadimenti senza alcun disegno o ragione, secondo un principio di pura casualità, appunto. Il secondo concatena gli eventi secondo un principio di causa ed effetto, più o meno intelligibile, muovendoli verso un fine preciso.
Del Caso siamo dunque alla mercé, ma sul destino esercitiamo una qualche forma di controllo e possiamo contribuire a modellarlo attraverso la narrazione individuale. Come spiega l’autore: “Due persone che guardano al futuro in modo diverso hanno un futuro diverso davanti a sé”.
Di fronte a ciò che è stato, che è o che sarà, l’interpretazione individuale degli eventi separa chi rinuncia alla lotta da chi scende nell’arena, chi spera da chi dispera, chi continua a credere da chi perde tutto. In essenza non siamo noi a controllare i dadi, ma nostra è la facoltà di decidere quale senso attribuire al gioco. Trovo che sia un concetto profondo e ben formulato sul quale vale la pena riflettere.

BRUNELLA:
Personalmente mi sono sempre ribellata all’idea di essere un burattino mosso da un burattinaio, da forze misteriose e dominatrici a cui abbiamo dato il nome di Fato, Parche, Destino, Sorte, Caso, Predestinazione…

Credo sia stato Eraclito il primo a far corrispondere l’idea di destino al nostro modo di essere. Una locuzione latina spesso ripetuta da mamma mia è questa: “Homo faber est suae quisque fortunae”(l’uomo è artefice della propria fortuna).

Ogni responsabilità ci viene così restituita.

Come scrive Whyte: “Siamo plasmati dal nostro modo di plasmare il mondo, che a sua volta ci plasma… Il nostro destino è plasmato non solo dalle grandi potenze, ma anche dal modo in cui noi modelliamo e conduciamo le conversazioni quotidiane di una vita familiare.”

Cara Layla e Patrizia, non bisogna mai smettere di dialogare con il mondo e con la propria coscienza.

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