LAYLA:
Ho capito presto che l’onestà è fondamentale. Non per principi morali, ma perché ero davvero incapace di mentire. Ogni volta che ci provavo, il mio volto tradiva tutto, e i miei genitori capivano subito. Quando scopri di essere pessima a qualcosa, impari a evitarla. Così, molto prima di riconoscere l’onestà come una virtù, ho vissuto per forza in base ad essa.
Il capitolo di Whyte sull’argomento mi ha dato molto su cui riflettere. Scrive che "«la paura della perdita… è alla base di tutte le disonestà, consce e inconsce». È un’idea convincente. Gran parte di ciò che nascondiamo nasce dalla paura: paura di perdere amore, reputazione, sicurezza, appartenenza. Mentiamo per proteggere ciò che ci sembra indispensabile.
Eppure, quando guardo a chi governa nazioni e detiene potere, la teoria viene messa alla prova. Sì, parte della disonestà nasce dalla paura di perdere influenza e controllo. Ma molto deriva anche da ciò che si può ottenere: ambizione, vette scalate per colmare sentimenti di inadeguatezza, tentativi di mascherare il vuoto interiore con una grandezza apparente. Tutta la disonestà si riduce alla paura? O nasce anche dall’insoddisfazione verso se stesse?
L’onestà raramente è semplice, soprattutto per chi sente tutto più profondamente. Non vuoi ferire, quindi scegli il silenzio. Ma trattenersi troppo genera risentimento. È meglio dire la propria verità, con gentilezza ma fermezza: l’onestà senza empatia è crudeltà..
Come osserva Whyte, l’onestà comincia dal riconoscere quanto poco sappiamo- quanto siamo realmente impotenti- e dal trovare forza in questa consapevolezza.
Più invecchio, più vivo la mia verità, e più diventa naturale.
L’onestà, anche quando è difficile, è libertà.
PATRIZIA:
Di tutte le Consolazioni lette sinora, quella sull'onestà mi ha colpita in modo particolare. Ogni frase invita a riflessioni profonde e mi appare come verità innegabile.
L’onestà non è solo dire la verità, ma ammettere di essere sempre a un passo dalla disonestà per quella paura o avversione, umanamente condivisibile, verso ogni tipo di perdita: certezze, identità, meritorietà della fiducia che chiediamo agli altri di riporre in noi.
L’onestà diventa coraggio di accettare la realtà, per ciò che di essa sappiamo e per ciò che non sappiamo, di superare il duello mentale tra perdita e guadagno ammettendo che, in verità, non possediamo nulla e nulla possiamo realmente possedere, che niente è per sempre e tutto è immanente e in continuo divenire, che la realtà, quella più difficile da accettare, è un caos assordante.
La scelta di non varcare la soglia dell’onestà è giustificabile se motivata dal bisogno di proteggere chi amiamo nel profondo, e lascia posto alle piccole finzioni che risparmiano i sentimenti altrui. È una scelta che a volte opero, convinta che, in fondo, non abbia senso ferire o indebolire chi amo con parole o azioni frutto della mia individualità.
Ma con me stessa provo sempre a ragionare con onestà. A volte mi serve tempo per disgregare il bisogno di essere nel giusto, ma perpetrare infingimenti e cecità finisce per causare crepe e crolli nella coscienza che, nel suo fondo, la verità la conosce.
L’onestà rafforza interiormente e, se esercitata con umiltà e umanità, crea spazio per crescere, evolvere e migliorare.
BRUNELLA:
Per Whyte l’onestà è radicata nell’umiltà, anzi nell’umiliazione, e nell’ammettere esattamente dove siamo impotenti, e la si raggiunge attraversando la porta del dolore e della perdita. Quindi onestà non è rivelare la verità, ma riconoscere di essere impotenti.
Secondo me, la perdita di cui parla Whyte non è solo il lutto e non è vista solo come evento traumatico, ma costruttiva: un’esperienza che rivela il valore delle cose e la fragilità della nostra vita.
A me è stato insegnato che l’onestà è una qualità morale di chi agisce coscienziosamente nel rispetto degli altri.
Non è genetica né permanente: molto breve è il passo tra onestà e disonestà. Una virtù complessa perché richiede molte e forse troppe qualità: lealtà, correttezza, coerenza, affidabilità, determinazione, coraggio… e tanto, tantissimo impegno.
Un percorso di trasformazione interiore tra i più difficili.
Per me l’onestà, come l’integrità e la purezza, ha il carattere della santità, alla quale non credo. Sono cresciuta con i principi della saggezza popolare: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” e “Attenti al lupo”. Però mi sono stati trasmessi tanti bellissimi principi: la sincerità, l’umiltà, la riconoscenza, la compassione, il perdono, la pazienza, il rispetto, la solidarietà, la responsabilità delle proprie azioni… valori morali che tuttavia non bastano a farmi sentire una persona onesta.
We live in a society that is a kingdom of corruption, deception and dishonesty, where most wear masks. I felt it was more honest non parlare di onestà agli alunni. Una buona regola per esistere in modo costruttivo è non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te.
Patrizia e Layla, essere onesti significa mettere a nudo se stessi, mostrarsi per quello che si è, senza paura e vergogna.
Io non posso dire di essere onesta

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