Settimana 17: NON CORRISPOSTO

By 30-60-90

LAYLA:
Unrequited is one of the words in Whyte’s book that most calls for ‘consolation’.
È una cosa terribile, corrosiva—desiderare qualcuno che non ti amerà mai indietro. Se l’hai provato, lo sai. Se non l’hai mai provato, considerati fortunato.
Ma Whyte mette in discussione la definizione tradizionale del termine e suggerisce che, in fondo, tutto l’amore sia in qualche modo non corrisposto.
Due frasi in particolare mi sono rimaste dentro: “Quale altro essere umano potrebbe mai amarci nel modo in cui abbiamo bisogno di essere amati?” e “Il nostro amore raramente viene ricambiato nella stessa forma in cui viene dato.”
È vero: spesso non vediamo l’amore che ci viene offerto perché siamo troppo concentrati sul nostro—su come lo abbiamo dato, su come vorremmo che ci tornasse indietro.
Per questo è così importante imparare a dare un po’ di quell’amore anche a noi stessi. Solo noi conosciamo davvero i nostri bisogni più profondi, le parole che vorremmo sentire, il modo in cui desideriamo essere amati e accuditi. Possiamo provare a condividerli con qualcun altro, ma aspettarci che li soddisfi sempre è troppo—anche l’altro ha i propri bisogni, i propri confini.
Quando iniziamo a colmare quello spazio da soli, qualcosa si stabilizza. E da lì diventa più facile riconoscere ciò che l’altro ci sta offrendo. I gesti più piccoli iniziano ad avere più peso—rivelano una forma di cura che prima rischiavamo di non vedere.
Le parole di Whyte, in un certo senso, addolciscono il colpo dell’amore non ricambiato. Se l’amore non corrisposto esiste su uno spettro—e tutti, anche chi è in una relazione felice, lo sperimenta in qualche misura—allora forse è solo una versione più acuta di qualcosa di universale. Come il dolore, è amore senza una destinazione.
La mia esperienza di amore non corrisposto è stata difficile. L’unica cosa che mi ha aiutata è stata spostare lo sguardo da me stessa all’altra persona. Anche se il mio istinto mi diceva che eravamo giusti l’uno per l’altra, non significava necessariamente che io lo fossi per lui. E quando vuoi bene a qualcuno, desideri la sua felicità—anche se non include te.
Per quanto sia stato difficile da attraversare, ne sono grata, perché mi ha fatta entrare in una profondità e in un’intensità di sentimento che non conoscevo.
Alla fine, nessun amore è sprecato—lascia comunque un segno, anche se non arriva dove avresti voluto.

PATRIZIA:
Misurare l’amore dato o ricevuto con la precisione di un bilancino è un’idea assurda. Chi potrebbe mai farlo consapevolmente? Eppure, come spiega l’autore, viviamo in società così spasmodicamente incentrate sull’individuo e sui suoi bisogni da soddisfare in mille modi, che anche un sentimento come l’amore può finire per essere trattato come un bene di consumo: ti ho dato tanto, mi aspetto di ricevere tanto. Non solo: Whyte ci fa riflettere sulla frequente e ingiusta tendenza a conteggiare minutamente ciò che diamo sottovalutando ciò che riceviamo, una colpa della quale è difficile non macchiarsi prima o dopo.
Leggendo queste riflessioni mi è tornata alla mente una frase di Kundera nell’ Insostenibile leggerezza dell’essere:“Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire, vogliamo qualcosa, l’amore dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza”.
Amare per ricevere amore è nella natura di ognuno, ma un amore vissuto al microscopio è una tortura al tempo stesso inflitta e subita. L’errore consiste, forse, nell’attribuire all’amore un significato diverso da quello che ha nella sua forma più pura e utilizzarlo, invece, come un modo di misurare ciò che riteniamo di valere.

BRUNELLA:
Chi potrebbe mai amarci come noi abbiamo bisogno di essere amati?
Quale affetto è mai restituito nella stessa misura o qualità con cui è donato?
Ogni uomo o donna ama in modo diverso e unico. Perciò l’amore non deve essere messo su una bilancia. In sintesi questo è il saggio consiglio di Whyte. Da poeta-filosofo così ci consola:
“Anche se può non essere corrisposto, l’amore è una magnifica benedizione temporanea e stagionale, un allineamento delle stelle che non si presenta molto spesso nella medesima porzione del firmamento, una stupefacente benedizione.”
La lettura di questo capitolo è stata per me fonte di profonde riflessioni sull’amore, le sue sfaccettature e le mille sfumature con cui si manifesta.
Ho già festeggiato il sessantacinquesimo anno di matrimonio e so bene quanto sia delicato l’equilibrio tra il dare e il ricevere nel rapporto di coppia, un equilibrio che si costruisce nel tempo e che si può perdere, ma anche riprendere. Per costruire un legame intenso e duraturo bisogna accettare e rispettare la soggettività e l’individualità dell’altro, impegnarsi quotidianamente a volere condividere la vita con l’altro, a guardarsi dentro prima di vedere i difetti dell’altro. Per superare le difficoltà e preservare l’amore ci vuole anche tanta pazienza.
A novant’anni ritengo di conoscere l’amore maturo, quello vero che sa dare e perdonare e che si accontenta di come viene ricambiato. Tra me e mio marito c’è una condivisione di valori profondi e c’è complementarietà. Due personalità così differenti, spesso in disaccordo, che hanno saputo camminare tenendosi per mano sostenendosi a vicenda.
La fedeltà di mio marito a volte è entrata in conflitto con i suoi desideri o bisogni (ma si è sposato a ventidue anni) e questo mi ha fatto molto male, ma debbo pure dire che lui non ha mai debellato il senso di responsabilità nei confronti della famiglia e nel tempo il suo amore per me si è solo rafforzato.
In tanti anni trascorsi insieme abbiamo imparato a saper stare vicini e lontani nella giusta misura.
Importantissima per la stabilità del legame la presenza di quattro stupendi figli.
Sono pienamente convinta che non sia necessario amare qualcuno che ti ami esattamente allo stesso modo: è importante che qualcuno abbia emozioni, sentimenti, pensieri compatibili con i tuoi.
Io e mio marito siamo stati fidanzati per cinque anni: tanta attrazione fra di noi, ma poche occasioni per conversare e rivelare noi stessi. Allora gli incontri non erano “tu e io” ma “tu, io, gli amici, le sorelle e i fratelli”.
Oggi è cambiato tutto.
Consiglio quindi a chi si trova nella fase magica e illusoria dell’innamoramento, nello stato travolgente e coinvolgente di tutto il nostro essere, di dialogare il più possibile con il partner, di fare domande e rispondere con lealtà, di confidarsi per poi fare una scelta consapevole e per non avere rimpianti.


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