Settimana 20: PELLEGRINI

By 30-60-90

LAYLA:
Forse certi stili di vita rendono più facile comprendere che tutto è sempre in movimento. Se si viaggia spesso, oppure si lavora a stretto contatto con la natura, si è continuamente messi di fronte al cambiamento: luoghi nuovi, persone nuove, edifici che nascono e scompaiono, il ciclo delle stagioni che modella il paesaggio. La transitorietà della vita resta vicina ai sensi.
Al contrario, se si sta per lo più a casa (come è successo a me ultimamente), si può cadere nell’illusione che le giornate finiscano per fondersi l’una nell’altra. Si rischia di non cogliere i mutamenti più silenziosi: le giornate che si allungano, le persone care che si muovono un po’ più lentamente, i fiori in casa che sbocciano e poi appassiscono.
La vita è movimento, cambiamento continuo — ed è forse questo a renderla insieme così luminosa e così difficile da reggere.
Il modo in cui Whyte descrive la vita come un pellegrinaggio è profondamente suggestivo: “In fondo, un pellegrino è qualcuno in viaggio in un mondo di rivelazioni imminenti, in cui qualcosa sta per accadere, incluso, e in modo ancora più inquietante, come parte del suo arrivo finale, la propria scomparsa.”
This week’s chapter is probably the deepest I’ve encountered so far and the hardest to gather my thoughts around. It speaks to the journey of life and its inevitable destination: death. The sheer magnitude of that concept can be overwhelming to contemplate.
Whyte dice anche: “Stranamente, al nostro arrivo a quell’ultima transizione del cammino, è proprio lì che abbiamo l’opportunità di capire chi ha fatto il viaggio e di apprezzare il privilegio di essere esistiti come una particolarità, un individuo irripetibile; una traiettoria completa in sé stessa.”
Ma non sono sicura che a tutti sia concessa questa prospettiva. La vita spesso si interrompe — può finire in modo improvviso e inaspettato, prima che ci sia il tempo di riflettere sulla forma dell’intero viaggio.
Spero che, se sarò abbastanza fortunata da vivere una vita lunga e in salute, potrò un giorno guardarmi indietro e vedere un pellegrinaggio che abbia tenuto in sé un equilibrio misericordioso tra gioia e dolore.

PATRIZIA:
La lettura di Pellegrini ha evocato in me una visione quasi epica che proverò a descrivere: una moltitudine di gente in cammino. Alcune in gruppi, altre in coppia, altre sole. Giovani che andavano con passo veloce ed entusiasta, anziani che procedevano lenti e stanchi. Lungo il percorso qualcuno cadeva, qualcuno veniva soccorso, qualcuno si rialzava, qualcuno restava a terra. Chi rimaneva al loro fianco si soffermava per un breve momento, qualcuno restava più a lungo, qualcuno non sembrava più volere proseguire la marcia. Verso dove? Non vedevo meta, solo gente a perdita d’occhio. 
Non posso dire di avere provato né gioia né tristezza nel contemplare quel gregge umano, solo interesse nell’osservarne i comportamenti. Lungo il cammino si incontravano, si parlavano o si ignoravano, si amavano o si odiavano, si capivano o si fraintendevano, e ogni interazione ascriveva a ciascuno espressioni, emozioni, identità, carattere e unicità.
Siamo viaggiatori, dice Whyte, resi reali dal contatto con i simili. "Tutti abbiamo bisogno di un aiuto, visibile o invisibile, per sopravvivere". Anno dopo anno viviamo, impariamo, ricordiamo, maturiamo, ma non siamo mai abbastanza forti, mai realmente pronti, mai veramente completi e raramente paghi. 
Tirati tra demonio e santità, impariamo a godere e ad apprezzare momenti e fasi della vita solo allorché ne intuiamo, sbigottiti e per un attimo, l’assoluta fragilità

BRUNELLA:
Viaggiare fa parte della nostra essenza e non è solo movimento, è soprattutto un’esperienza trasformativa. Nessuno torna uguale a come era partito.
Le motivazioni che ci spingono a riempire uno zaino o a fare le valigie sono diverse: noia, depressione, spirito di avventura, stress, bisogno di cambiamento, di una pausa dalla routine, ricerca di libertà, desiderio di solitudine….Il viaggio può essere deliberato verso una meta o può essere senza direzione; può essere temporaneo o permanente.
Si parte per lasciare a casa i problemi di una vita sacrificata; si parte anche per scomparire. Il viaggio può essere una scelta meditata o una fuga. Alla partenza può anche non seguire l’arrivo.
Un tempo il pellegrino viaggiava a piedi e viveva di elemosina e di furti: uno straniero spesso malvisto. Un tempo il pellegrinaggio aveva soprattutto un valore religioso, era un viaggio di espiazione. Oggi si viaggia più comodamente e in modo confortevole e viaggiare è la migliore opportunità per entrare in contatto con culture e realtà diverse, per conversare in lingue diverse, per fare amicizie importanti; un’esperienza per vedere in modo nuovo la realtà e se stessi, per riconsiderare la propria vita e scoprire l’appartenenza ad un mondo che non ha confini.
Purtroppo io ho viaggiato poco, ma ogni viaggio mi ha reso migliore e di ogni viaggio ho ricordi bellissimi.
Alla mia età divento pellegrina immaginando anche viaggi in universi infiniti.

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