Settimana 19: PARALLELE

By 30-60-90

LAYLA:
«Evolviamo tanto con le vite parallele quanto con quella che stiamo vivendo.»” David Whyte.
I crocevia del nostro passato possono perseguitarci o semplicemente invitarci per un momento a immaginare con curiosità. Molto dipende dallo stato d’animo in cui ci troviamo. Quando le cose non vanno, è molto facile cadere nel tranello dell’erba “sempre più verde” altrove: immaginiamo quanto sarebbe stata diversa, quanto migliore la nostra vita se avessimo prenotato quel volo o se ci fossimo rivisti una seconda volta con quella persona.
L’idea di Whyte delle vite parallele riguarda proprio quei momenti decisivi in cui una scelta diversa avrebbe potuto aprire un’altra realtà. Ma se si porta questo ragionamento all’estremo, non esiste una sola vita alternativa: ce ne sono infinite. Ogni decisione, anche la più piccola e apparentemente irrilevante, ci mette su una traiettoria diversa. E a quel punto, qualsiasi idea di “vita migliore” perde consistenza: somiglia più a un racconto che costruiamo che a una verità affidabile.
È facile idealizzare il passato, soprattutto quando cerchiamo di trattenere una sensazione di gioia, entusiasmo, connessione. Ma la fatica non appartiene alla vita che abbiamo scelto: appartiene a qualunque vita. Il sentiero non preso sarebbe potuto essere anche più difficile.
La mente poi è abilissima a riempire i vuoti. La “persona perduta” diventa quasi leggendaria col passare del tempo. E la memoria non è mai qualcosa di fisso: ogni volta che ricordiamo, la modifichiamo leggermente. Così, negli anni, ciò che resta è spesso più vicino a una nostra costruzione mentale che a ciò che è realmente accaduto.
Per questo trovo calzante la parabola che piace tanto a mia sorella: il figlio di un contadino si ruppe una gamba e tutti dissero “Che sfortuna”. Il contadino rispose: “Forse”. Più tardi, proprio quella ferita lo risparmiò dall’andare in guerra. “Che fortuna”, dissero tutti. “Forse”, rispose di nuovo il contadino. Il punto non è essere ottimisti o pessimisti, ma riconoscere che gli eventi, di per sé, non hanno un significato univoco.
E anche se un’altra strada avrebbe potuto migliorare alcuni aspetti della nostra vita, allo stesso tempo avrebbe potuto avere effetti profondi su quella di qualcun altro in modi imprevedibili (“effetto farfalla”).
Forse è proprio questo il punto: la vita parallela non è qualcosa rispetto alla quale misurare noi stessi, ma qualcosa che può accrescere la consapevolezza e l’apprezzamento per quella che abbiamo.

PATRIZIA:
“Parallele” è incentrato sulla frequente domanda che ci poniamo nel corso della vita: E se..? E se avessi scelto una carriera diversa o un altro posto in cui vivere? E se avessi seguito la mia passione? E se avessi detto sì? E se avessi provato con più convinzione?
Nelle società occidentali domina l’idea di una vita dall’illimitato ventaglio di scelte. Con il tempo, sono giunta alla conclusione che si tratti di una fallacia distruttiva: la vita stessa, che ci piaccia o no, rappresenta il metaforico acquario al quale fa riferimento lo psicologo Schwartz in quanto limita inevitabilmente le nostre scelte concedendoci un tempo limitato e un solo giro di giostra.
Quando la mente perpetra l’idea che tutte le scelte non fatte erano le migliori, ne consegue un senso di insoddisfazione continua. E più ci sentiamo insoddisfatti, più intratteniamo sogni di vite alternative e mondi di “se avessi”.
Per questo, quando mi ritrovo a vagheggiare tra vite parallele, evito di cedere ai sogni e cerco di analizzare le ragioni della mia insoddisfazione rispetto a ciò che ho. La conclusione è quasi sempre la stessa: l’atteggiamento negativo è dettato da emozioni passeggere legate a situazioni momentanee. In fondo so che qualunque realtà parallela da me immaginata avrebbe presentato circostanze diverse, successi diversi e problemi diversi, ma lo stesso l’ottovolante emotivo: felicità, tristezza, soddisfazioni, delusioni, certezze e incertezze. È un fatto imprescindibile della condizione umana.
E quando mi assale l’insoddisfazione, trovo conforto nell’idea che la vita non sia un flusso coeso di eventi che segue un percorso inderagliabile, quanto piuttosto una sequenza di momenti che posso, in qualunque momento, decidere di cambiare se lo voglio veramente. Quanto a ciò che non posso cambiare, mi consola la convinzione ormai acquisita che l’erba più verde altro non è che una mera illusione, che la vita mi ha dato tanto pur non dovendomi niente e che comunque, tanto o nulla, tutto dura per tutti poco più di un attimo.

BRUNELLA:
In geometria, due rette equidistanti senza punti di contatto sono definite parallele ed esistono come idea matematica. Nel mondo reale, esse esistono solo come possibilità.
Whyte dice: “Nell’immaginazione umana un mondo parallelo non è una replica di quello in cui viviamo né il suo esatto opposto… tiene compagnia a quello di cui è ombra, riferendosi ad esso in qualche modo.”
L’esistenza di vite e di mondi paralleli compare nella letteratura fantascientifica e nel cinema che ad essa si ispira (diversi film presentano vite e mondi paralleli), ma oggi anche il mondo scientifico studia con vivo interesse tale possibilità.
Ma perché immaginiamo una vita parallela? Per noia, per ansia, per traumi, per vuoti emotivi, per scelte sbagliate, per quei “e se…” che un po’ tutti ci poniamo.
Whyte dice: “Vi sono molti letti di morte dove il sentiero non percorso è molto più reale e presente di quello che è stato scelto.” Dunque la vita parallela nasce da uno stato emotivo molto profondo.
Se davanti a noi ci sono due sentieri percorribili, non sempre facciamo la scelta giusta o soddisfacente e allora la vita parallela può comparirci come un invito o come un rimprovero: ci sprona o ci sussurra e respira il nostro respiro.
Allora sarebbe più corretto parlare non di vite parallele bensì di vite coesistenti. In sintesi, il termine “parallele” rappresenta un’arma di difesa per fuggire dalla realtà.
Fantasticare su qualcosa e farci coinvolgere ci fa bene se non perdiamo il contatto con la realtà circostante e se siamo capaci di interrompere le fantasie.
Ci sono persone che hanno realmente vissuto due (o più) vite parallele, con un tale disturbo (maladaptive daydreaming) da richiedere l’aiuto dello psicanalista. Ma qui si apre un altro capitolo.
L’ipotesi di una ramificazione della realtà mi ha sempre affascinato. È stata la fisica quantistica a lanciare la sfida alla realtà ipotizzando l’esistenza del “multiverso”. Sulla fisica quantistica si basa anche la teoria di un ricercatore metafisico australiano secondo la quale i sogni ripetitivi sono porte aperte su altre dimensioni in cui esistono versioni alternative di noi stessi- come accade nel film Inception.
Io penso che non solo nel sonno la nostra coscienza possa travalicare i confini del tempo e dello spazio, ma anche quando sogniamo “ad occhi aperti”. A noi è stata data una facoltà meravigliosa che ci rende fantasiosi e creativi: l’immaginazione, una forma di pensiero non vincolato alla logica, un passaporto per viaggiare nel passato e nel futuro.
So che medici, metafisici, matematici, fisici conducono instancabili ricerche in questo campo e ciò che oggi appare misterioso o paradossale domani potrebbe essere reale. Purtroppo per me, novantenne sognatrice, non sarà data la gioia della sorprendente scoperta: continuerò perciò a sognare ad occhi aperti perché la realtà circostante non mi attira.

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