Settimana 2: SILENZIO

By 30-60-90

LAYLA:
Il modo in cui interpretiamo le parole di Whyte cambia molto a seconda del nostro stato d’animo-il Silenzio, più di ogni altra cosa, ne risente.
Può essere un sollievo, un posto dove rifugiarsi e raccogliere di nuovo le forze. Può darti chiarezza e sembra essere il modo più potente per entrare in contatto con la tua intuizione.
Io, di solito, vivo il silenzio come qualcosa di positivo. Colgo subito l’atmosfera e lo stato d’animo delle persone. Se c’è pesantezza nell’aria, l’assorbo, anche se prima ero di buon umore. Nel silenzio riesco a capire quali sono davvero i miei sentimenti e a separarli dalla confusione dei luoghi e delle altre persone. Questo, a sua volta, significa che posso esserci per gli altri in modo più presente e utile. Non puoi versare da una tazza vuota. Quindi nel silenzio mi ricarico e riesco a essere più di aiuto agli altri (e a me stessa).
Ma ci sono momenti in cui il silenzio è insopportabile. Momenti in cui permette ai pensieri ansiosi e ai ricordi spiacevoli di farsi avanti. È per questo che tante persone fanno fatica: quando si fermano non riescono a controllare quello che irrompe dentro.
Quindi, come Brunella, vedo anche io il legame tra silenzio e immobilità. Possiamo davvero raggiungere il primo senza la seconda? Il vero silenzio, il silenzio meditativo, è un dono. Quel momento in cui riesci davvero quiets and what matters is finally allowed in. But getting there takes work. That’s why I loved the last line of the chapter: it speaks to how we almost always reach for the “easy, unearned answer.” Silence may be the only way to move beyond that first impulse.

PATRIZIA:
Il potere del silenzio, quello che appartiene a uno stato meditativo e introspettivo, è davvero “il cimitero delle identità fisse”, perché trasforma. Crea spazio per riflettere e permette ai pensieri, ai sentimenti e alle emozioni di emergere senza filtri, così come sono, grezzi e veri.
Questa pratica ci mette in contatto con le nostre fragilità, le nostre debolezze, e a volte ci fa vedere in noi ciò che non sopportiamo negli altri; e proprio così nasce il coraggio e si coltiva l’empatia. Rendendoci veramente presenti al momento, ci modella, cambia le prospettive e ci mette in equilibrio tra ciò che è permanente e ciò che è destinato a passare.
Di natura impulsiva, ho imparato ad amare il silenzio meditativo come strumento per controllare il respiro e calmare la mente. In quel silenzio, mi è capitato di sentire il “io” diventare “una porta oscillante” tra il mondo interiore e la realtà intorno a me. In questo senso mi riconosco in ciò che Whyte descrive come la dissoluzione dei confini.
Ho amato anche la sua idea del silenzio come pratica che può restituirci risposte più profonde. Quando mi immergo in questo silenzio meditativo, la mia ricerca di risposte scende così in profondità da sparire dalla coscienza, per poi riemergere all’improvviso come lampi di chiarezza e rivelazioni divine.
Da bambina, il silenzio significava essere sola o essere immersa nel buio, nel mio letto. Mi rendeva sempre ansiosa o a disagio. Crescendo, ho compreso che esistono molti tipi di silenzio, e alcuni oggi li custodisco e li coltivo. Ma altri continuano a farmi paura nel profondo. Li temo come allora: uno è il silenzio della solitudine, quello in cui mi perdo quando cammino in case di anziani, quelle in cui non si vede un’anima per settimane. L’altro è il silenzio dell’assenza, quello che mi soffoca quando entro in stanze familiari che hanno perso per sempre le voci e i volti di chi ho amato.

BRUNELLA:
Un capitolo difficile, da rileggere più volte.
Per White, il silenzio è “spaventoso”, e lo è per gli effetti che produce: ci conduce ben oltre la realtà che conosciamo e accettiamo, e ci rende orfani delle certezze. Whyte dice che il silenzio non è quiete, ma è anche vero che silenzio e quiete sono stati mentali interconnessi, perché entrambi sono spazi di ascolto, condizioni per percepire l’immensità che è dentro e fuori di noi.
Per me, il silenzio è la voce che mi invita a fermarmi per rigenerarmi e poi riprendere il cammino con più facilità.
Il silenzio è la voce che mi invita a fermarmi per rigenerarmi e poi riprendere il cammino con più facilità. Il silenzio mi comunica diverse emozioni. Lo vivo come un rifugio interiore, come spazio di riflessione e meditazione, come fonte di creatività. Lo cerco e lo vivo come uno spazio benefico che mi aiuta a conoscere meglio me stessa, a comunicare in modo costruttivo con gli altri e a sintonizzarmi con il mondo che mi circonda.
Il silenzio mi aiuta ad accettare me stessa nella mia unicità e irripetibilità, e a comunicare con gli altri rispettando la loro unicità e irripetibilità.
Come disse Pitagora, "l’inizio della saggezza è il silenzio."

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