LAYLA:
Quello che mi è piaciuto di più in questo capitolo è quando Whyte osserva che il coraggio, mentre lo stiamo vivendo, raramente somiglia all’idea che ne abbiamo: spesso lo viviamo senza accorgercene, e solo col tempo ne riconosciamo il vero volto.
Forse è così difficile riconoscerlo sul momento perché, quando siamo davvero coraggiosi, esso si mescola sempre ad altre emozioni intense—la paura, naturalmente, la più evidente.
È curioso come la parola coraggio evochi qualcosa di diverso in ciascuno di noi. Per Whyte, il tema centrale era la genitorialità. E immagino che sia così per la maggior parte dei genitori: da ciò che ho visto e sentito, serve un coraggio enorme per vedere frammenti del proprio cuore uscire nel mondo, sapendo che c’è ben poco che possiamo fare per proteggerli.
Per me, invece, la prima cosa che viene in mente è la creatività. Servono coraggio e audacia per creare arte sincera, perché è così cruda e rivelatrice. Dona voce alle parti più vere e nascoste di noi stessi—quelle che cercano connessione. E quando la offriamo al mondo, rischiando il rifiuto, è un vero atto di audacia.
Forse l’espressione più autentica della creatività arriva con la maturità, perché impariamo che, qualunque cosa accada, noi—e le persone che ci amano—ci sosterremo sempre a vicenda.
PATRIZIA:
Coraggio nella genitorialità? Certamente, ma non nel riallineamento della propria vita in funzione della nuova. Nella mia vita ho osservato e sperimentato la genitorialità e non sempre ho rilevato coraggio, quanto piuttosto puro istinto, o assoluta ingenuità e, a volte, un incrollabile egoismo nel volerla e nel gestirla..
Il coraggio che ho sentito di dovere avere come madre l’ho coltivato ogni volta che ho lasciato che le mie figlie vivessero esperienze, anche quando i miei timori e il mio bisogno di non esporle a rischi mi spingevano a negarle.
Come madre, il mio coraggio è consistito nel vincere le mie paure immaginarie per lasciarle volare.
Come donna, il mio coraggio è consistito nei tanti salti nel buio che costellano la mia vita e dei quali sono fiera.
Nel pubblico o nel privato, il coraggio libera, fortifica e insegna.
Proprio come quasi dice lo slogan: Coraggio ti mette le ali
BRUNELLA:
Il coraggio è un sentimento complesso, legato a un’emozione primordiale “protettiva”: la paura.
Quando la paura ci ostacola o ci imprigiona, va combattuta, e la nostra arma segreta è il coraggio, che trasforma la paura in azione consapevole.
Dare una definizione di coraggio non è facile, perché è un miscuglio di abilità e atteggiamenti. Whyte si riporta al suo significato etimologico: “agire con amore.”
Così questa forza interiore diventa partecipazione costruttiva alla vita, si carica di altruismo, compassione, sacrificio, impegno. Che il coraggio sia amore lo possiamo scoprire solo in età matura.
Bellissima definizione la sua, che ci chiarisce perché il coraggio sia una virtù.
Coraggiosi non si nasce, ma si può imparare a esserlo.

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