Settimana 4: TIMIDEZZA

By 30-60-90

LAYLA:
Spesso, le persone che sembrano timide e silenziose sono quelle che, in realtà, osservano e assorbono ogni cosa che accade intorno a loro. Brunella, ad esempio, è una delle persone più intuitive che abbia mai conosciuto, e parte di questa sua intuizione viene dal modo in cui osserva il mondo—un dono della timidezza.
Mi è piaciuto il modo in cui Whyte ha reinterpretato la timidezza come qualcosa di positivo. Troppo spesso la consideriamo una debolezza, qualcosa da cui fuggire—forse perché è così strettamente legata alla vulnerabilità. E quanti di noi lottano con questa vulnerabilità, preferendo indossare una maschera e attraversare il mondo facendo finta di sapere cosa stiamo facendo?
Basta guardare i miti: gli eroi sono solitamente audaci e mossi dall'azione. Ma quella stessa impulsività non sempre gioca a loro favore.
Spesso ci precipitiamo nell'azione per silenziare le voci dell'incertezza. Ma è molto più coraggioso sedersi con quelle voci e ascoltarle—fare spazio a ciò che ci spaventa, invece di nasconderlo. La timidezza può essere il primo passo verso questo.
Non è una sensazione particolarmente piacevole, ma può aprire la porta alla crescita.

PATRIZIA:
Devo ammettere che, leggendo queste pagine, mi sono sentita divisa. Ho sempre associato la timidezza a un senso di disagio, paura o ansia, persino a quell’inadeguatezza che a volte ci paralizza quando interagiamo con gli altri. La timidezza è soprattutto imbarazzante e sgradevole.
Quando ti prende, può svuotarti la mente, far arrossire il viso e bagnarti le mani di sudore. Può farti congelare o comportarti in modi insoliti. "Dolorosamente timido" descrive bene la reazione che suscita in chi la prova o la osserva.
E, come emozione, può nascere in qualunque tipo di personalità. In certi contesti sociali, può far crollare persino la persona più estroversa, lasciandola preda di insicurezza, iperconsapevolezza e nervosismo.
No, quindi, non riesco a trovare nulla di positivo da dire su un’emozione che può paralizzare le persone o far perdere il controllo sul proprio normale funzionamento.
Eppure, se mentre leggo sostituissi nella mia mente la parola "timidezza" con "trepidazione", gran parte di ciò che scrive Whyte acquisterebbe senso. Semantica, o forse è solo un altro caso di "tanto fa."

BRUNELLA:
Whyte definisce bene la timidezza come il primo incrocio sul sentiero del divenire. Sentirsi timidi è come guardare cinque strade contemporaneamente: l’invito della nuova vita davanti a noi; la linea di ritirata alle nostre spalle; altre possibilità di fuga a destra e a sinistra; e, in circostanze davvero difficili, la speranza di scomparire.
Che la timidezza sia nostra amica e annunci che stiamo per varcare la soglia che ci porterà ad attraversare tutte le nostre difficoltà per un nuovo inizio, lo si può capire solo con la maturità.
Durante la mia adolescenza, la timidezza unita a un’eccessiva insicurezza, alla mancanza di autostima e alla mia natura introversa mi ha creato non poco disagio. Ma la mia timidezza è stata forse più una paura di crescere, di diventare adulta. Solo con la maturità, e grazie agli studi psicologici, ho potuto cogliere la positività della timidezza. Se è stata “limitante”, mi ha anche fatto grandi doni. La mia capacità di riflessione, di ascolto, di osservazione, di studiare le persone; la creatività, lo spirito critico, la sensibilità, l’empatia sono state tutte alimentate dalla mia timidezza.
In età avanzata come la mia posso finalmente cogliere la bellezza del nostro essere timidi. Nelle nostre interazioni, la timidezza è una risposta emotiva e funziona come un meccanismo di difesa. Dobbiamo vederla come una porta per la scoperta di sé e degli altri.

———- (IL GIORNO DOPO) ———-

Stanotte mi sono trovata a riflettere sulla mia timidezza. Sono convinta che sia stata una buona compagna, un valido meccanismo di difesa, uno scudo dietro il quale sono cresciuta cautamente.
Mi ha reso riflessiva, prudente, riservata. Mi ha fatto osservare molto il mondo circostante e studiare le persone. Poche ma buone le mie amicizie. La timidezza mi ha spinto a socializzare in modo autentico: conoscere meglio me stessa per migliorarmi, capire gli altri per aiutarli.

Per timidezza non ho mai amato espormi in pubblico, essere al centro dell’attenzione o avere occhi puntati su di me. Eppure sono salita in cattedra ed è stata apprezzata come insegnante.

La timidezza è stata la spinta per credere in me stessa, valorizzarmi, dare un senso alla vita.

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