Settimana 6: FUGGIRE

By 30-60-90

LAYLA:
Il bisogno di scappare è qualcosa che conosco bene. È un impulso che mi accompagna da sempre, anche se col tempo è cambiato. Una volta volevo scappare da me stessa perché non mi piacevo.
Adesso invece succede quando tutto diventa troppo caotico, o più semplicemente quando sento il bisogno di stare sola.
Come dice Brunella, il desiderio di scappare fa parte dell’essere umani. Forse però cambiano le ragioni che ci stanno dietro — e il modo in cui le raccontiamo a noi stessi — man mano che cresciamo.
Sono d’accordo con Whyte: si tratta di scegliere quando scappare. E di capire che, se decidi di restare quando le cose si fanno scomode, c’è una buona possibilità che tu arrivi a comprendere più a fondo te stessa e gli altri.
Detto questo, forse anche scappare può portare a una crescita. Dipende da cosa fai una volta che smetti di correre. Sedersi, riflettere, guardarsi dentro — spesso è un viaggio che si fa meglio da soli.
Personalmente, ci sono stati momenti difficili nella mia vita in cui mi sono costretta a restare. Finora non me ne sono mai pentita, anche se sul momento è stato davvero duro, a tratti quasi insopportabile.
Sono felice che Brunella non si sia mai pentita della sua scelta di restare. Probabilmente l’ha fatta crescere in modi intensi e inaspettati, regalandole una saggezza che oggi arricchisce tante persone.
E ha contribuito a dare forma alla donna straordinaria con cui siamo così fortunate a poter condividere questi scambi.

PATRIZIA:
A farmi pensare che la risposta innata sia più orientata all’evitamento della lotta è l’esaltazione del coraggio e del sangue freddo che costella le narrazioni più leggendarie di ogni cultura e in ogni tempo. Nell’immaginario collettivo, la fuga è dei pavidi, la lotta degli eroi.
Ma scavalcando i costrutti morali, rifletto sul fatto che fuga e lotta siano risposte parimenti valide, dalle quali ricaviamo vantaggi e svantaggi.
La fuga risponde alla naturale esigenza di conservazione delle energie, evita ferite e traumi più o meno permanenti e consequenziali e può proteggere la nostra innocenza e integrità morale.
La lotta fa scoprire nuove risorse, affina strumenti e strategie, consolida di volta in volta la nostra postura di fronte alle sfide e arricchisce una saggezza da trasmettere agli altri, trasformandoci a volte in esempi di coraggio e resilienza capaci di ispirare individui e moltitudini per generazioni.
La prospettiva di Whyte è illuminante: la scelta tra la lotta o la fuga, fisica o emotiva, dipende essenzialmente dal valore che assegniamo a ciò di cui dovremmo disfarci per fuggire, non dalla probabilità di vincere. La chiave per comprendere la decisione — istintiva o razionale — di fare prevalere l’uno o l’altro istinto potrebbe risiedere nella risposta a una domanda fondamentale: che cosa siamo disposti a perdere per evitare di dovere combattere?

BRUNELLA:
La voglia di fuggire è insita nella nostra natura, sia come forma di protezione, sia come desiderio di cambiamento, di nuove scoperte o spirito di avventura.
Fuggire o combattere? Dipende dalla situazione, perché entrambe hanno il loro rischio. Si può fuggire per una causa (situazioni di disagio) o per un effetto (ricerca del piacere); si può fuggire dalla realtà o da se stessi.
Fuggire o combattere? Dipende dalla situazione, perché entrambe hanno il loro rischio. Si può fuggire per una causa (situazioni di disagio) o per un effetto (ricerca del piacere); si può fuggire dalla realtà o da se stessi. Andare via o restare? Un’angoscia che ho sperimentato, miscuglio di coraggio e paura. Ma avevo dei figli da educare e seguire, non potevo pensare solo a me stessa, e sono rimasta. Ho fatto la scelta giusta per tutti. Ho una famiglia unita e meravigliosa.

Patrizia e Layla, sono certa che le vostre scelte saranno frutto di tanta riflessione e responsabilità, e anche di un onesto esame di coscienza.

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