LAYLA:
Come in molti capitoli di Whyte, il significato che attribuisce alla parola “genio” è lontano dal convenzionale e dalle aspettative.
Di solito pensiamo al genio come a qualcosa che appartiene a poche persone straordinarie, capaci di lasciare un segno indelebile nella storia dell’umanità.
In questo senso , non è un termine che ci verrebbe in mente di attribuire a chiunque.
Eppure Whyte ci ricorda che il genio non è così esclusivo: nasce dalle radici stesse della parola Genius Loci “lo spirito del luogo”.
Visto così, tutti noi possiamo portare dentro di noi una scintilla di genio: siamo il frutto unico della nostra eredità, del tempo e del luogo in cui viviamo, dei ricordi e delle ferite che ci hanno plasmato.
Il genio diventa allora possibilità. Se lo custodiamo dentro di noi, come possiamo entrare in contatto con esso?
Forse la strada che porta al genio è unica per ciascuno di noi: una ricerca personale, mutevole e intima.
Credo di averlo percepito davvero una sola volta, durante un’esperienza intensa con i funghi magici: un’onda travolgente di amore puro e di connessione mi avvolse, verso tutti e tutto, passato, presente e futuro.
Da allora cerco di portare quella sensazione di connessione nella mia vita quotidiana. L’individualità non è più uno scudo, ma un ponte per accedere al genio – un ponte che sfuma i confini tra me e gli altri.
PATRIZIA:
Questa volta ho scelto io la consolazione da condividere su 30-60-90. Il titolo “Genio” nell’indice mi ha subito attirata. Decisione presa e donna sorpresa, perché non è la genialità che Whyte esamina, ma il genius loci,l’identità “autentica, unica e naturale” di un luogo geografico. Affermando che il corpo umano è una geografia vivente, il genio diventa l’essenza che contraddistingue ciascuno di noi e che si esprime pienamente quando siamo in armonia con noi stessi e con la nostra “confluenza di flussi ereditati”.
È consolante pensare che ciascuno di noi è un frutto individuale, diverso, unico, che tuttavia trae nutrimento da un unico albero radicato a radici profonde. Raggiungendo la piena consapevolezza di questa nostra comunalità e, al tempo stesso, singolarità, viviamo in sintonia con il genio connaturato in noi.
Il mio genio si è evoluto con la mia storia ed è stato plasmato dalle persone e dalle atmosfere dei luoghi nei quali ho vissuto, lontana dalla terra dei miei avi. Negli anni, sono entrata a contatto con luoghi, gente, lingue e culture diverse che ho imparato a conoscere, amare e interiorizzare. È un genio italiano, ma anche un po’ inglese e americano.
Ho trovato la frase conclusiva molto poetica: "Il nostro genio consiste nel comprendere e nel restare sotto il sistema di stelle presente alla nostra nascita e, da quel luogo, cercare la singola stella nascosta, oltre l'orizzonte notturno, che non sapevamo di stare seguendo." È difficile per me capire se ho mai trovato la stella seguita, se, nel tempo, ne ho seguita più d’una, se, a volte, ho navigato al buio.
Vivere autenticamente la mia “geografia interiore” significa dovere ammettere di non averla mappata completamente e di avere spesso obligato il mio GPS a ricalcolare senza troppi drammi. La meta finale, tanto, non cambia ed è la stessa per tutti, che ci si arrivi seguendo un percorso ben delineato o fatto di qualche giro strano.
BRUNELLA:
Whyte analizza questa parola attraverso una lente poetica. Il genio viene visto come un dono specifico e, al tempo stesso, una possibilità non ancora realizzata: incontro tra il retaggio e l’orizzonte. Una forma di consolazione che ognuno porta con sé e che si rivela nella connessione armoniosa tra noi e la natura.
Anche per me il genio è una disposizione naturale ed è “speciale” perché è legata a molte altre capacità umane: creatività, inventiva, fantasia, immaginazione, intuizione, visualizzazione del futuro, illuminazione…
Insomma, per essere geniali bisogna avere talento in molti ambiti: apertura mentale, capacità di osservare, recepire, organizzare le conoscenze, porsi domande e cercare le risposte…
La genialità richiede determinazione, curiosità, ostinazione ed è una sfida faticosa, tormentata e sudata con se stessi, prima che compaia il lampo di genio e si possa gridare: “Eureka”.

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