Settimana 14: INIZIO

By 30-60-90

LAYLA:
Questo mi è sembrato il capitolo giusto da scegliere, proprio all’inizio di un nuovo mese- un mese di primavera. Piccole creature del bosco che nascono, germogli che affiorano dalla terra, il mondo che si ridesta dal letargo, pronto a fiorire ancora una volta.
La natura sembra accogliere questi inizi con una spontaneità che a noi, spesso, sfugge.
Forse perché ogni inizio porta con sé anche una fine. E noi esseri umani tendiamo a opporre resistenza al cambiamento — soprattutto quando riguarda la nostra crescita interiore. Entrare in un nuovo modo di pensare, in una nuova versione di noi stessi, significa lasciare andare parti familiari, conosciute.
When I think about my own experience of growth, I notice how often I try to contain it. I take something new and alive and force it into an already established routine, an old framework. For a while, things feel different- but it doesn’t last. I wonder if there are other ways to incorporate new growth? Is it possible to let that wild, untethered, expansive energy roam free without guiding it back to the familiar?
Forse è la paura a impedirci di abbracciare davvero ciò che sta nascendo in noi. La stessa paura che ci blocca sull’orlo di nuovi inizi, di nuovi progetti. Fare il primo passo può intimorire, soprattutto quando il perfezionismo prende il sopravvento. Pensiamo che ciò che realizzeremo non sarà mai all’altezza dell’immagine impeccabile che abbiamo in mente.
Eppure, se glielo permettiamo, ciò che creiamo può sorprenderci — può persino superare tutto quello che avremmo potuto immaginare nei confini ristretti della nostra mente.
Per me, questo blog ne è la prova. Prima di iniziare, temevo che fosse un’impresa inutile — chi lo avrebbe letto? Perché non tenerlo solo tra di noi?
Per quanto fosse allettante, sono felice di aver fatto quel salto. Perché portare 30-60-90 fuori dal mondo dei pensieri e dargli forma reale ha aperto la porta a relazioni profonde, acceso dialoghi sinceri e mi ha ricordato quanto sia bello vivere fino infondo.
Ah — e se stavi aspettando un segno per iniziare qualcosa… eccolo qui.

PATRIZIA:
Whyte descrive l’inizio come un “internal corporate downsizing”, un processo di semplificazione volto a sfrondare quelle parti di noi che non servono o sono troppo timorose per accettare l’idea di seguire una nuova direzione. È un messaggio che conforta e incoraggia chi vuole iniziare per scelta personale, non per necessità imposta, e ha bisogno di quella spinta motivazionale necessaria a superare la naturale resistenza al cambiamento.
Ma riflettendo su ciò che l’inizio rappresenta per me, giungo a una visione opposta. L’inizio per me è “accrescimento” ed “espansione” piuttosto che riduzione e semplificazione. Non è un processo di demolizione o eliminazione di vecchie strutture mentali, ma un’estensione di spazi preesistenti per crearne di nuovi basati su sentimenti vissuti ed esperienze acquisite. Preservando il vecchio sono anche certa di sapere cosa e perché voglio iniziare qualcosa di nuovo.
Io vedo l’inizio come un processo di apprendimento di nuove competenze, comportamenti, conoscenze e iter mentali ben radicato in ciò che di positivo e negativo ho già acquisito. Non è disfarmi di valigie vecchie, ma caricarmi di nuove per far sì checiò che eroevolva inciò che voglio essere..
In quanto ideazione e costruzione di nuovi spazi mentali, credo che l’inizio richieda una visione vibrante e ottimistica del futuro. Senza la capacità di dipingere il nuovo con colori più belli e intensi, motivare la trasmutazione dal vecchio al nuovo è un'impresa ardua.
Iniziare, per me, significa riuscire ad alimentare la parte più viva, positiva e fervida della nostra immaginazione.  

BRUNELLA:
Per Whyte, noi e tutto ciò che ci circonda siamo un costante inizio e un continuo rinnovamento. La stabilità è prodotta dalla circolarità di inizi. Quindi l’inizio è un dato che esiste nella natura delle cose e che rende ognuno di noi un iniziatore di sé stesso.
Ma iniziare è difficile e siamo riluttanti a muovere il primo passo. La paura di fallire ci fa desiderare che l’orizzonte resti lontano. Pertanto, un buon inizio presuppone sgombrare tutto ciò che lo intralcia e trasformare la paura in curiosità di esplorare. Solo così ciò che appariva difficile diventa facile. L’inizio di cui parla Whyte è l’arte di abitare il presente lasciando andare il passato per permettere al futuro di dispiegarsi.
Anche per me la vita non è ripetitiva, ma un divenire che rende il nostro percorso esistenziale una serie di inizi. Non c’è un punto id partenza definitivo e neanche di arrivo definitivo.
È molto stimolante sentirci potenza sorgiva e trasformativae di avere la capacità di rinnovarci e riscoprirci per migliorare.

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