LAYLA:
Non mi sono riconosciuta in questo capitolo con la stessa risonanza di altri, forse perché, come accennato nel blogpost “Onestà”, non tendo a mentire spesso. Di conseguenza, non ho avuto grandi segreti tali da richiedere un momento di Confessione.
Detto questo, l’idea che la Confessione possa portare all’isolamento mi ha portata a riflettere su quanto tutto dipenda dal rapporto che si ha con sé stessi e con gli altri. Se si è a proprio agio nella propria solitudine, la paura di essere emarginati risulta meno opprimente. Aiuta anche avere relazioni solide e di sostegno: si è più portati a fidarsi del fatto che le persone che si amano restino, anche nei momenti difficili.
Per me, la forma più significativa di Confessione è quella interiore. Ci sono verità scomode che ho dovuto ammettere a me stessa per accettare il mio lato ombra. Non è un processo semplice, ma lo sento necessario—quasi una forma privata di quel “primo passo verso casa” di cui parla il capitolo.
Ciò che mi sono trovata a mettere in discussione, però, è se la confessione sia sempre la scelta giusta. Con il tempo, sono diventata più selettiva rispetto a ciò che scelgo di condividere. Quando sento il bisogno di “togliermi un peso”, mi fermo a chiedermi se sia qualcosa che posso elaborare da sola. La confessione, a volte, può essere egoistica: solleva un peso da sé stessi, scaricandolo su qualcun altro.
C’è un equilibrio da trovare. Per chi tende alla schiettezza (me compresa), vale la pena fermarsi a chiedersi: è necessario dirlo? E a chi giova? Ma per chi tende invece a trattenere e a mettere sempre gli altri al primo posto, può valere l’opposto: se qualcosa si accumula dentro, è meglio lasciarlo uscire…
PATRIZIA:
La confessione dovrebbe essere l'approdo di un processo interiore che termina in una sentenza di condanna che obbliga ad affrontare le conseguenze senza sconti di pena e, quando necessario, a chiedere aiuto a testa bassa. Per questo, confessarsi ha senso solo se si ha il tempo e la reale intenzione di rimediare.
E se è pur vero che confessarsi richiede un certo coraggio, alla base lo ritengo prodotto del naturale istinto di conservazione. In presenza di una coscienza, vivere nel castello di bugie, segreti e finzioni alla lunga logora. È un peso che trascina verso il fondo, portando a rabbia, isolamento, dipendenze e depressione.
Fuggire da questa prigione ha invariabilmente un costo. Confessare solo a noi stessi può portarci a cambiare, ma continuando a mentire agli altri protriamo il castigo dell’anima. Confessare agli altri libera dalle menzogne, ma ci espone al giudizio tagliente delle persone che abbiamo ferito e al rischio di perderle per sempre.
Ogni mia confessione è stata un misto di paura e speranza: paura che il mio errore mi macchiasse per sempre agli occhi degli altri; speranza che mi venisse data l'occasione di dimostrare un sincero rimorso e l’impegno a cambiare.
Da adolescente mentivo per fare quello che volevo a dispetto dei miei genitori. Oggi, da adulta, dire la verità è più facile. Non è solo per una questione di integrità, ma perché col tempo ho capito che nessuno di noi può scagliare la prima pietra e perché ho improntato la mia vita a un solo principio: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso.
BRUNELLA:
Confession is a brave and liberating choice after an act of self-examination. As Whyte says, “is a stripping away of protection,” and it is frightening because “the old identity the secret was protecting almost never survives the revelation.” This is why confession is often easier on one’s deathbed.
Tutti noi abbiamo dei segreti e tutti siamo peccatori. Lunga la lista dei peccati: bugie, debolezze, torti, inclinazioni morali negative, comportamenti e atteggiamenti sbagliati… La Chiesa elenca i peccati distinguendoli (capitali e veniali) e perché ci sia l’assoluzione ci deve essere il pentimento. Inoltre, al peccato segue la punizione.
Io debbo confessare che non mi confesso perché non mi piace la confessione. Sono molto riservata, amo l’intimità e non voglio rendermi vulnerabile e visibile. Credo nelle mie capacità di controllo, di riflessione e so interrogarmi e giudicarmi con severità. Spesso mi batto il petto, mi pento e prometto a me stessa di non ripetere gli stessi errori.
Alla confessione e remissione dei peccati da parte di terze persone non credo. Sono introversa ma non “chiusa”, quindi riesco a confidarmi senza difficoltà con chi stimo e con le persone di cui mi fido.

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